Cap. 2, IL POPOLO FATATO – Parte 8a

I Leprechaun

I Leprechaun, buffi ometti sempre benvestiti, costruiscono gli arcobaleni che vengon poi colorati e intensificati dalle Fate dei Sette Colori. Sono i calzolai fatati, che si divertono a fabbricare scarpe nelle piccole caverne di roccia per il Popolo Fatato e, come gli Gnomi, anch’essi Spiriti della Terra, tutelano le ricchezze del sottosuolo. Sono custodi di grandi tesori da lor stessi seppelliti.

Sono notevolmente ricchi, eccelsi risparmiatori simboleggiano l’oro come denaro e nei sogni danno indicazioni preziose per le attività economiche umane. Amanti del vino, come compenso per i loro consigli spesso lo rubano agli Uomini, se abitanti sulla Terra, dove di solito dimorano nelle cantine o in aperta campagna.

Fisicamente si accomunano agli Gnomi e ai Folletti, solo un po’ più alti, meno di un metro, e dall’aspetto meno giovane come uno Gnomo, sovente barbuti. Vestiti di verde smeraldo, fanno gli elegantoni, come un gentiluomo di campagna col panciotto rosso in lana dai bottoni dorati, cappello a tricorno, giacca a falde dal taglio squadrato, calzoni attillati al ginocchio e scarpe stravaganti con grandi fibbie d’argento e la punta arricciata.

I Leprechaun portano sempre con sé un borsello di cuoio pieno di monete d’oro, inseparabile e mai violato, come a dimostrare l’importanza del risparmio, sventolato nei sogni come simbolo di corruzione, alla quale gli Uomini non devono mai e poi mai cedere. Il denaro dev’essere finalizzato alla sua funzione, senza alcun tipo di malsane deviazioni, sia in eccesso che in difetto. Pertanto anche l’avarizia non dovrebbe mai esser toccata.

Scaltri e possibilmente subdoli, sviluppano l’arguzia sfidando il sognatore con giochetti mentali e tentazioni, rebus ed enigmi, e all’occorrenza dispettosi, al pari di un Folletto, se non giungono a compimento dell’opera. Aspetto simile al carattere follettesco è anche il dedicarsi a burle e scherzi, ma sempre con un’acutezza intellettiva non indifferente.

Sebbene siano fondamentalmente dei simpatici mascalzoni, possiedono il dono della compassione, per tal motivo si ritrovano talvolta ad essere benevoli e generosi, dipendentemente da chi hanno dinanzi. Non è raro difatti che mostrino la via al tesoro, se impietositi da un povero contadino caduto in disgrazia od un bimbo spogliato della sua famiglia e dunque impossibilitato a curare la propria sopravvivenza. Questo sentimento viene riproposto negli ambienti onirici, se il sognatore è particolarmente egoista e ossessionato dall’accumulo di averi soltanto per sé.



Caratteristica del Leprechaun è la solitudine, difficilmente ama la compagnia e condivide la sua vita con altre creature, eppure all’occorrenza diviene un abile interlocutore, forbito e attento, può rivelare in conversazione la conoscenza, per colui che riesce ad ascoltare, filtrando l’utile dal dilettevole. La solitudine è un ulteriore aspetto che questi Esseri Fatati ripresentano in sogno, evidenziando il concetto meglio soli che mal accompagnati.

Le Sirene

Le Sirene sono a guardia dei confini marittimi ed è loro compito confondere la mente degli Umani mediante il loro canto, semmai, per puro caso indotto dal Fato, si avvicinino troppo a scoprire l’esistenza dell’Isola. Con il loro canto possono fermare i venti, disciplinare i fenomeni atmosferici all’intorno e far svanire in un barbaglio il velo che nasconde l’Isola, qualora l’Umano predestinato, chiamato, giunga alle sue sponde.

Nuotano e saltano a fior d’acqua, emergendo tra le spume del mare, mentre nei momenti di riposo si lasciano languidamente andare sugli scogli, pur tuttavia non dormono mai. Su Antea possono però camminare, la coda lascia il passo alle gambe ma per breve tempo, il tempo indispensabile per adempiere al loro compito protettivo.

Bellissime e seducenti, con il femmineo corpo seminudo la cui metà inferiore consiste in una coda di pesce, per permetter loro di muoversi e nuotare agilmente in mare, la loro principale caratteristica è la voce meravigliosa e soave che, non soltanto confonde i marinai avventori, poiché può diventare altresì una guida per chi sa ascoltare. Costui può estrapolarne saggezza e finanche beatitudine, stando però molto attento a non lasciarsi trascinare in mondi illusori, bensì a lasciarsi unicamente incantare percependone la magia buona e sacra necessaria a nutrire l’Essere nelle sue molteplici forme.

Lunghissimi capelli dai colori e le consistenze più bizzarri, al fine di confondersi con le alghe e le barriere coralline, spuntano da essi perle e gemme marine, dai cristalli più riflessanti. Ornamenti a iosa, le Sirene adorano agghindarsi come le comuni mortali, o per meglio dire son esse che hanno tramandato all’essere umano femmineo la vanità e il bell’apparire.

Nel sogno rappresentano l’archetipo della donna sfuggente e ammaliatrice, la tipica donna misteriosa maliarda che illude i cuori, rapendoli: simbolo erotico, evocano sensuali fantasie. Più significativo, le Sirene sono simbolo dell’eterna lotta tra razionalità ed istinto nel cammino dell’evoluzione spirituale, qui incarnata dal desiderio di passare dalla coda alle gambe: la conquista dell’Anima arriva perdendo la componente animale, che nella Sirena è rappresentata dalla coda di pesce. La Sirena è emblema della doppia natura umana divisa tra intelletto e impulso, emblema del desiderio di conquistare l’Anima.



E nel sogno cantano, cantano le più intriganti melodie come sottofondo o anche come rumore assordante. Non sempre si rendono visibili ma si fanno “sentire”, mettono in guardia dalle illusioni, dalle deviazioni, dai rapporti intimi malati, l’erotismo squilibrato e corrotto, la carnalità talora sopravvalutata a discapito delle melodie vibranti del cuore, di cui si fanno interpreti attraverso il loro sublime canto.

In base a tale preconcetto, le Sirene rappresentano altresì l’inganno, il fuorviare fino alla dissolutezza. Possono pertanto trasformarsi in orrende megere ed essere efferatamente maligne, laddove il naufragio onirico è garantito, per quegli Uomini che, come i marinai che indugiano troppo tempo in mare, finiscono per perdere inevitabile il senno, la via maestra.

© Romanzo Fantasy LUCE DI FATAEstratto dal libro inedito

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