Cap. 2, IL POPOLO FATATO – Parte 9a

Gli Hobbit

Simbolo dell’amicizia e della vita all’aria aperta, l’amore per la campagna e la coltivazione della terra, gli Hobbit sono una razza minuta, all’incirca simile ai Nani, e si accomunano nell’aspetto un po’ rugoso e datato, benché lo sguardo sia perennemente gioviale e luminoso.

L’abbigliamento tipicamente rurale è tinto di colori caldi, in genere non indossano alcun cappello e le chiome, folte e solitamente lunghe, sono ricciute e rifulgono dello splendore della terra.

Difficilmente indossano scarpe giacché, oltre ad adorare il contatto diretto con la terra, la pianta del piede è spessa come cuoio, callosa per via del lavoro agricolo e, per giunta, sono una razza che non sente generalmente il dolore fisico. Le orecchie a forma di foglia larga per un udito fine e acuto, non son dotati di gran forza, scarseggiano in combattimento ma sono agilissimi. Hanno l’abilità di sparire prestamente e non per merito della Magia, da essi temuta poiché totalmente inesperti in materia.

Come i Nani, sono estremamente legati alla loro collettività, e nei sogni sono portavoce dei legami, non tanto quelli familiari quanto piuttosto di amicizia e solidarietà. Eppure, possono mostrare una data diffidenza, in quanto la fiducia non va regalata ma sempre conquistata. Esistono casi, infatti, in cui diffidano della loro stessa razza, se non meritevole di fiducia per aver adottato un comportamento sgradito.

Gli Hobbit sono un popolo pacifico e tranquillo, fortemente socievole, ridono sempre e per questo la loro bocca è più grande della norma, a misura per bere e mangiare. Amanti della buona tavola e delle delizie sono piuttosto ingordi, lasciandosi andare a frequenti abbuffate e alla conseguente pigrizia, fumando saporitamente la loro inseparabile pipa. Tuttavia tale grandezza non è proporzionata alla parola, dacché gli Hobbit non parlano mai a sproposito, misurano le parole e sono encomiabilmente discreti: confidare ad essi un segreto sarebbe come portarlo nella tomba.

Le comunità degli Hobbit si dividono in villaggi, a capo di cui v’è sempre un capovillaggio, l’anziano saggio che viene eletto a voce di popolo. Questi è puramente una guida, un caposaldo e un punto di rifermento, in quanto gli Hobbit rispondono comunque alla Regina, d’altronde come tutto il restante Popolo Fatato.

Poco avventurosi, se ne stan sempre nei loro villaggi, a godersi la pace e la buona vita, in tutta sicurezza. Se dipoi dovesse scatenarsi una guerra, da essi ripudiata così come ciascun sentimento d’odio, non saranno attivi nella protezione dell’Isola, bensì daranno il loro contributo offrendo rifugio come un’autentica roccaforte. Son essi che costruiscono le città e le rendono salde e sicure.



Le loro campagne estese ed egregiamente ordinate, ampi giardini dove amano passeggiare nelle giornate di sole, richiamano la dedizione al verde e alla cura della Natura, che viene frequentemente rammentata agli Umani sognatori. Ottimi artigiani, costruiscono le loro case con zelante impegno e le riempiono di suppellettili per condurre una vita comoda e agiata, quantunque una buona parte del loro tempo libero la trascorrano nelle taverne, a bere e cantare e folleggiare in compagnia.

Ogni pretesto è buono per festeggiare, in special maniera i compleanni e all’occasione organizzano feste e fan regali al festeggiato, che ha il dovere a sua volta di ricambiare facendo un regalo a tutti, come ringraziamento e come buon auspicio. Naturalmente non esiste per essi una data precisa di nascita, ognuno si sceglie quella che più gli aggrada e tutti la rispettano puntualmente. Per inciso, la festività dei compleanni proviene proprio dagli Hobbit.

I Pixies

I Pixies sono i bimbi del Piccolo Popolo, gli infanti, ancor più sbarazzini dei Folletti, con i quali condividono attitudini e fisionomia, senza avere in comune le ali. Esuberanti e smisuratamente giocherelloni, insegnano a non prendersi troppo sul serio, invitando a cogliere il lato più leggero della vita, a sorridere più spesso e a giocare senza tener conto dell’età. Son agilissimi e volteggiano nell’aria come degli atleti provetti, adorano aria e vento e si lasciano piacevolmente trasportare da esso.

Queste radiose creaturine sono eternamente allegre, e i loro giochi innocenti e ognor privi di malizia, a differenza dei Folletti che non disdegnano di tramutarli in piccole vendette. Si commuovono assai facilmente ed è questo il dono prezioso che portano agli Umani, la capacità di commuoversi dinanzi alle cose semplici della vita, la bellezza della Natura nelle sue albe e tramonti, e sovente si commuovono insieme a costoro.

I Pixies adorano partecipare a questi momenti, son per essi linfa vitale e un motivo in più per seguitare nel loro operato, prezioso quanto l’oro. In più, van matti per i colori che si sfumano nel cielo durante i passaggi tra giorno e notte, pertanto su Antea vivono abitualmente su tali confini, dove alba e tramonto sono perenni, sebbene siano alquanto avventurosi e alla ripetuta ricerca dell’acqua. Si deliziano a far bagnetti, giocando e schizzando con l’acqua in laghetti o piccoli specchi come pozzanghere.



Sulla Terra abitano nei pressi delle fattorie e le cascine, giacché amano aiutare i contadini ma escono perlopiù di notte, ambito più sicuro per uscire allo scoperto. Con le loro piroettanti danze cagliano il formaggio e velocizzano le produzioni agricole, però son soliti riscattare un compenso, divertendosi con gli animali nelle stalle o rubando cavalli che cavalcano forsennati fino all’alba.

Oltre a ricordare il sentimento della commozione e a tenerlo vivo attraverso le atmosfere oniriche, i Pixies innestano la loro sconfinata positività, grazie al gioco mai abbandonato, insegnando a reagire con ottimismo alle avversità, a non scoraggiarsi e a sfidare queste stesse avversità con il sorriso sulle labbra. Dopotutto, l’atteggiamento negativo è perfettamente inutile, non aiuta di certo a risolvere o riparare, al contrario blocca idee e intuizioni, impedendo altresì di uscire dall’umor nero.

© Romanzo Fantasy LUCE DI FATAEstratto dal libro inedito

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