Il Gatto e la Lucertola

» Scritto da il 14 novembre 2015 ★ Favole
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Il Gatto e la Lucertola

Sonnecchiava il paffuto Biscotto, con le sue guanciotte tonde tonde tipiche della sua adorabile razza. Amava tanto i bacini e le coccole, e in quel momento se li stava godendo tutti. Però, sempre vigile e attento come un curiosone da primato, il minimo rumore o inconsueto movimento gli rizzavano immediatamente le orecchie.

Tanto gli piacevano le cose che volavano, dalle moschine alle apine, ne andava matto… a tal punto che un’apina un giorno gli urlò: «Lasciami in pace o ti pungo!»

Lui, giovane com’era non l’aveva ascoltata, l’aveva seguita con la zampetta per tutto il cortile, mentre la bestiolina strisciava intontita per raggiungere un tappeto verde dove riposarsi, piena com’era, di tutti gli zuccheri ingurgitati da un enorme fico maturo che si era schiantato dall’albero.

Detto fatto, esasperata lo punse proprio su una guanciotta e il piccolo Biscotto ebbe la febbre altissima per diversi giorni. Dovette persino intervenire il veterinario, giacché la povera bestiola non mangiava più e se ne stava sempre mogia mogia nella sua cuccetta.

Tuttavia non ci volle molto, il birichino Biscotto si riprese ben presto e ricominciò a giocare con gli insetti, non aveva proprio imparato la lezione… Il suo amico Tato, invece, un gattone nero amante della caccia e del vagabondaggio, tornava spesso con qualcosa in bocca, un topo, una lucertola, addirittura un serpente… eppure Biscotto non si faceva mai distrarre dai suoi passatempi preferiti: tormentare le mosche e inseguire le farfalle. Le api in effetti le lasciò stare, ma solo per un periodo relativamente breve.

Quel giorno, mentre se ne stava tutto accoccolato sul divano dopo aver ricevuto la sua buona dose di coccole quotidiane, Tato riportò dentro casa una lucertola ancora viva, senza coda poverina ma viveva ancora. Ecco, a parte le urla della domestica che inseguì il gatto con la scopa per fargli lasciare la presa e poter dunque rimettere l’animaletto fuori, Biscotto stavolta si lasciò incuriosire, giacché Tato schizzò dalla finestra lasciando la lucertola sul tappeto del corridoio, tra la zona notte e la zona giorno dell’abitazione.

La domestica non se ne avvide, pertanto ripose la scopa e si riattivò nelle faccende, intanto che il piccolo Biscotto, quatto quatto e guardingo, muoveva un passo alla volta per avvicinarsi alla lucertolina che, un po’ spaesata, muoveva la testolina di qua e di là, per capire dove fosse ma innanzitutto per trovare una via d’uscita.

Prima di quel momento non ci aveva affatto pensato, si era ormai data per spacciata, convinta che quell’animalone nero non le avrebbe risparmiato pietà. Il cuore le batteva tuttora all’impazzata, sussultava affannata, era stata veramente una gran brutta esperienza.

Il miciotto di casa, che era l’ultimo arrivato e quindi se vogliamo più privilegiato, ma solo per una pura questione di ambientamento, non fu scacciato dal piede della domestica che andava su e giù per portare avanti il suo lavoro, anzi la donna passò raso raso alla lucertola, un paio di volte, ma senza vederla.

Biscotto invece l’aveva vista eccome, però aspettava una sua mossa, poiché non aveva mai avuto a che fare con un esserino così grande, e voleva studiarla un po’, prima di aprire la caccia, o quantomeno le danze…

«Beh, che fai lì impalato?» lo riprese ad un certo punto la lucertola, avendo inteso che quel micio non fosse del tipo ti prendo e ti mangio, era più sul ti prendo e giochiamo. Insomma non rappresentava un pericolo per lei, anche se lei non aveva decisamente voglia di giocare, proprio no.

Rilevando che non giungeva risposta incalzò: «Perché non mi indichi la strada per uscire?»




Biscotto inclinò la testa da un lato e storse i baffi. E va bene che non aveva intenzione di mangiarla, ma lui era pur sempre un gatto ed era indecoroso che la salvasse, la sua reputazione non avrebbe retto e gli altri suoi compagni lo avrebbero bandito dal gruppo, o se non altro la gattina che aveva mirato non lo avrebbe più rispettato, scegliendo un altro al posto suo, quando sarebbe stato tempo di amori.

Ci stava ancora pensando che la lucertola, temeraria, forse rafforzata dal fatto di essersela cavata, almeno finora, con brevi passi a scatto si avvicinò a Biscotto, che fisso nella sua posizione la osservava interdetto. Certo non era una bella cosa da raccontare, che quell’animaletto non avesse alcuna paura di lui, che addirittura lo sfidasse ritenendolo forse un pappamolle, totalmente innocuo e zuzzurellone.

Era ancora disperso nelle sue congetture, che la lucertola si mise in posizione sindacante, alzandosi con il busto a braccia conserte e battendo spazientita una zampetta a terra.

Questo era il colmo, pensò Biscotto, eppure non riuscì a reagire, perché se da un lato la situazione si era fatta comica, inaffrontabile per uno della sua specie, dall’altro la trovava simpatica, sì, quella lucertola era davvero una simpaticona, e molto coraggiosa, oltretutto. La quasi invidiò.

«Come ti chiami?» fece la lucertola, supponendo che qualche presentazione avrebbe forse rotto il ghiaccio, visto che il prenderlo di petto aveva prodotto nulli risultati.

«Il mio nome è Biscotto» disse finalmente il miciotto, e l’altra si sfrenò in una risata esilarata.

«Biscotto?» ripeté, e seguitando a ridere rinforzò la sua ironia: «Quindi significa che potrei mangiarti!»

Biscotto, che non contenne più quella posa seriosa, si accodò alle sue risa ed esclamò: «Non hai la bocca abbastanza grande, ah ah ah!»

La lucertola si presentò: «Io mi chiamo Bolletta, perciò dovrei essere l’ultima a poterti prendere per il naso ma, vista la situazione…» Tranciò la frase con tono allusivo, intendendo che all’apparenza i ruoli si erano invertiti ed era veramente surreale.

«Biscotto e Bolletta, uhm… una bella coppia però!» cantilenò il gatto, che si ritrovava alquanto contento di ciò. In fondo, lui quello che cercava era di avere tanti amici, non si interessava della caccia e mangiare le prede non rientrava nelle sue corde, anche perché gliene davano di leccornie in quella casa, dunque mischiare i sapori non proprio lo attirava. O forse gli era rimasta impressa la sua epica avventura con l’apina, chi lo sa, e nel profondo temeva che mangiando una creaturina viva, il fattaccio si fosse potuto ripresentare.

«Sei velenosa?» comunque le chiese, giusto per essere sicuri, specialmente se avesse dovuto aiutarla ad uscire dal corridoio e in quel caso non l’avrebbe neppure sfiorata!

«Se così fosse, caro Biscottino, il tuo amico sarebbe già all’altro mondo» lo canzonò divertita, era davvero singolare come gatto!

«D’accordo, ti salverò… però devi farmi una promessa, anzi, devi fare una cosa per me» patteggiò con fare di nuovo serioso.

La lucertola s’inebetì, l’aveva colta in contropiede. Cos’avrebbe mai potuto fare per lui?

Comunque non si risparmiò, tutto pur di uscire da lì, pertanto lo invitò con un cenno a proseguire.

«Non devi dirlo a nessuno!» si enfatizzò il miciotto. «Altrimenti sarei rovinato…»

La piccola Bolletta si fece ancor più inebetita, riflettendo su quelli che erano i problemi antitetici che avevano, le loro due razze. E capì che ognuno aveva le proprie magagne, determinati ostacoli da superare, anche se per motivi differenti, ma di certo una morte fisica poteva essere talvolta accomunata ad una morte sociale, perché ritrovarsi soli e senza sostegno poteva talora fare la differenza tra la vita e la morte.

«Te lo prometto, amico Biscotto, non lo dirò ad anima viva» accettò con dolcezza. «Sai, Biscottino, mi stai dando un’importante lezione. Forse voi gatti non siete tanto cattivi per natura, forse la vostra è una regola comportamentale, forse siete stati abituati così dai vostri amici umani, dai tempi in cui siete diventati difensori delle loro case, e questo ve lo siete tramandati come regola d’onore.»

Il gatto si fece pensieroso, non ci aveva mai riflettuto in effetti, aveva sempre seguito il suo istinto, benché si trattasse puramente di insetti. «Bolletta cara, anche tu mi stai facendo pensare, ma questo significa una cosa soltanto: che noi siamo nemici giurati.» Sospirò abbacchiato. «Perciò, noi non potremo mai essere amici.»

«E chi lo dice?» contestò la lucertola. «Noi siamo liberi di scegliere, nonostante la nostra indole sono sicura che il Creatore ci abbia ugualmente lasciato questa possibilità, altrimenti saremmo solo delle macchine che fanno sempre le stesse cose, e tu avresti fatto la stessa cosa del tuo compagno, quando mi ha catturata per mangiarmi o per esibirmi come trofeo, visto che mi ha portata qui dentro, nella casa della vostra amica umana. Ma anche se le nostre razze sono diverse, nulla ci vieta di diventare amici… tu non vuoi essere mio amico?»

«Ma certo! Ci speravo tanto…» si ravvivò il miciotto, e le fece l’occhiolino. «Però sarà il nostro segreto.»

«Contaci» confermò sorridente. «Rispetterò sempre le sue scelte e le tue esigenze, del resto è questo che i veri amici fanno. E ti darò anche qualche dritta, sai ho saputo della tua disavventura con l’ape, e nella mia comunità ancora se ne ride! Sei un gatto speciale, non c’è che dire.»

«Ed io t’insegnerò a sfuggire alle grinfie di un gatto, così magari potrai aiutare anche le tue amiche. Dopotutto non siete un pericolo per la casa, siete innocue e non c’è proprio ragione che vi si faccia del male. È vero che noi gatti generalizziamo un po’ troppo, ma questa è la legge, è quello che ci consente di essere quello che siamo, di vivere come viviamo.»

Soddisfatto di come si erano messe le cose, Biscotto si mise finalmente in piedi, si stiracchiò un pochetto e proseguì: «Ora, per impedire che gli altri mi facciano ruota intorno per catturarti, o che mi prendano semplicemente in giro, non posso portarti in spalla ma in bocca, e tu dovrai fare la finta morta. Ti porterò io in un posto sicuro, oppure indicami dove vivi e ti condurrò esattamente lì.»

La lucertola volle fidarsi, così si sdraiò sul dorso e asserì: «Avanti, sono pronta.»




Biscotto la prese tra le sue fauci, facendo attenzione a non stringere troppo, molto ma molto contento della fiducia incondizionata della sua nuova amica, e adagio, con estrema nonchalance si avviò verso l’uscita. E non solo, perché al suo passaggio con l’animaletto in bocca si prese tanti e tanti elogi dalla domestica, per averle liberato la casa.

Così, nacque una bella amicizia tra un gatto ed una lucertola, un’amicizia sicuramente improbabile ma che durò nel tempo, in quanto valori e fiducia erano quelli veri, essenziali come dovrebbero esistere in una comune amicizia umana.

gatto e lucertola

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