La bambina che non sapeva dire no

» Scritto da il 18 novembre 2015 ★ Favole
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La bambina che non sapeva dire no

Una bimba e la sua nonnina, passeggiavano sulle viuzze del bosco per raggiungere il paesello e così far spese, in occasione del Natale che ben presto sarebbe arrivato, con la sua magia di colori e di felicità.

Non andavano di fretta, mano nella mano chiacchieravano e ridevano spensierate, guardando di qua e poi di là, osservando le infinite meraviglie della Natura.

Gioia, una piccolina sempre gioiosa e salterellante, come se quel nome fosse stato coniato appositamente per lei, adorava il bosco e le sue creature, avrebbe trascorso ore ed ore a guardare gli scoiattoli frenetici, gli uccellini canterini, le farfalle danzanti… ma non poteva, ovviamente, il bosco era carico di insidie e poteva attraversarlo soltanto con la nonna.

Giunte al paesello, subito si fermarono davanti a delle bancarelle tutte colorate e sgargianti, imbandite di leccornie e di articoli natalizi. Ancora non avevano fatto l’albero, e siccome le decorazioni erano un po’ vecchiotte, la nonna aveva deciso di rivoluzionare quella scatolina malconcia che le conservava, acquistando addobbi nuovi e meno datati, così da far felice la sua unica nipotina che, a quella tenera età, aveva purtroppo già perso i suoi genitori.

Non mettevano l’albero in casa, la nonna era molto contraria a sradicare gli alberi e ad usarli per qualche misero giorno, ucciderli per un’usanza tipicamente umana, e poi avevano tanti begli alberi intorno alla loro casetta, soprattutto c’era un abete alto alto che avrebbe senz’altro fatto il suo bel dovere, con la sua maestosa e addobbata presenza.

La bimba prese un dolcetto, un altro e poi un altro ancora, da tutti i gentili venditori che la vedevano passare dinanzi alle loro bancarelle, inteneriti dalla bionda chioma della piccola e dal suo incantevole sorriso, sembrava un angioletto, tanto più che indossava anche un bel vestitino bianco, di pizzi e merletti che le aveva confezionato la sua nonnina, con una cappottino sopra della stessa tonalità, ma arricchito con qualche fiocchetto rosso davvero delizioso.

All’ultima bancarella, però la nonna si stranì. «Gioia, ti ho più volte ripetuto che dire sempre di sì è sbagliato, devi riflettere sulle conseguenze» la rimproverò con fare molto serio.

«Ma io non ci riesco!» sbottò la piccola facendo il broncio, e poi sinceramente quel caso specifico non era mica rischioso… Che cosa avrebbe potuto accaderle se avesse detto di sì ad un ambulante che voleva esclusivamente farle assaggiare un dolcetto?

«Lo so che è difficile, ma potresti pentirtene un giorno o l’altro.» La nonna non demordeva, era importante che la nipote assimilasse la lezione, anche con un esempio così poco attinente, datosi che in effetti non era un male ma anzi era cortesia accettare una gentilezza. Il di più, era su richieste od offerte decisamente più a rischio, che francamente lei sperava non le sarebbero mai capitate. Ma le grandi cose, si imparavano dalle piccole cose.

La saggezza di una nonna non bisognava mai metterla da parte, eppure la dolce Gioia era ancora bimba, non era cosciente di questi assiomi, vedeva tutto roseo e innocente, poiché a dispetto della triste tragedia che si era abbattuta sui suoi affetti, il mondo che le aveva mostrato la sua nonnina, che le aveva fatto vivere con tanto amore e tanta meraviglia, non le aveva inculcato alcun sospetto sui terribili risvolti che una data situazione avrebbe potuto comportare.

«Nonnina, pensi che questo dolcetto potrebbe farmi male al pancino?» ridimensionò ad un tratto la bimba, per mostrarsi coscienziosa e opportunamente riflessiva. In fondo, quella sua peculiarità di non saper dire di no valeva anche in questa circostanza, come in tutte le altre.




La nonna inalberò un’espressione soave e bendisposta. «Uno no di certo, ma hai accettato dolcetti da chiunque, e questo non fa bene alla salute. So che ne mangeresti da mattino a sera, e devi saperti controllare.»

«Ma i dolcetti sono buoni…» bofonchiò dispiaciuta, intrecciandosi le manine al petto e giocherellandoci nervosamente. «Ed io non riesco a dire di no, se le persone sono sempre così gentili…»

«Va bene, andiamo» soprassedé la vecchia, prendendola per mano e riprendendo così il loro giretto nel mercato.

A fine giornata, avevano acquistato così tante cose belle che, soddisfatte e felici, ripreso sorridenti la via del ritorno. Il buio venne presto, e l’imbrunire scendeva umido dai rami spioventi ancora appesantiti dall’ultima nevicata.

«Svelta, Gioia, se il sentiero ghiacciasse dovremmo farcela tutta con il didietro» affermò la nonna tra il divertito e il serioso.

«Sarebbe divertente» rise la bimba, e la nonna con lei, risero tanto che giunsero alla loro casetta senza neanche accorgersene. Brodo caldo e stufato, subito a nanna per ritemprarsi dalla giornata piena che avevano vissuto.

Il mattino si annunciò con gli uccellini che si posizionavano sempre sull’abete, quello antistante alla casa e che sarebbe diventato il loro bellissimo Albero di Natale. Gioia si stropicciò gli occhietti assonnati e immediatamente aprì la finestrella della sua cameretta, per dare il buongiorno ai suoi amichetti del cuore.

«Gioia!» strepitò la nonna correndo a richiudere la finestra. «Non vorresti mica prenderti un malanno! Ma che vizio brutto ti sei presa… lo sai che c’è il gelo a quest’ora.»

La bimba si lasciò scappare una smorfietta tirando fuori la lingua, era una piccola provocazione che le piaceva lanciarle, giusto per movimentare il loro risveglio e renderlo più frizzante.

Il fatto non incise sulla loro fresca giornata, come di regola passò inosservato seppur puntale, e dopo aver fatto colazione si misero a spacchettare le decorazioni per fare l’albero.

Gioia era talmente entusiasta che non stava più nella pelle, e la nonna la fece fare, dopo averla ben bene imbottita con sciarpa e guanti di lana, standola ad osservare emozionata, con tanta gioia nel cuore.

La mattinata passò in fretta e così anche il pomeriggio, l’albero fu terminato al tramonto ed era bellissimo, per la nonna una vera opera d’arte.

«Sei proprio brava, piccola mia.» Le lacrime scendevano commosse sulle sue morbide guance, rilassate dal tempo e dalla serenità. «Magari un giorno diventerai un’artista, e vorrei tanto poter esserci per vederlo.» Un soffio di rimpianto le graffiò la gola, talmente eclatante che la bambina lo notò.

«Ma tu mi vedrai… perché dici così?» Tremò un poco, non voleva perderla.

«Sai, Gioia, io non vivrò in eterno e devi iniziare a prendere confidenza con questa idea.»

«Ma tardi, più tardi…» rabbrividì la bimba, e non dal freddo.

La nonna cambiò discorso, non intendeva rattristarla, non dopo una così bella giornata, perciò la invitò ad entrare ed insieme prepararono la cena. D’improvviso, però, come un rintocco del destino beffardo, la nonna fu colta da un malore e cadde a terra priva di sensi.

Gioia tremò dal terrore e incominciò a chiamarla a squarciagola, senza che tuttavia questo sortisse un qualche effetto. La nonna era esanime, non rispondeva e seguitava a mantenere gli occhi chiusi.

La bimba era terrificata, confusa, non aveva idea di come porre rimedio alla situazione, così, senza perdere altri minuti preziosi si coprì alla meglio e via, correndo oltrepassò la porta per raggiungere il paesello. Correva correva, veloce come il vento risalì il sentiero e bussò alla porta della prima casa che incontrò.

L’abitante della dimora le aprì con un sorriso, la riconobbe e la tirò dentro affinché la piccola non si raffreddasse, in quella gelida serata di inizio inverno.

Gioia aveva il fiatone e non riusciva a parlare, cosicché l’uomo chiamò la moglie facendole preparare del tè con biscotti per la loro piccola ospite.

«Possiamo offrirti dei biscotti insieme al tè?»

«Sì… cioè no» ansimava, sia per il respiro che non riusciva a ripristinare che per l’inibente spavento che si era impadronito di lei.

«Non vuoi i biscotti?» si stupì la donna, questa era veramente una gran sorpresa per lei.

«Sì, grazie, però… non è questo, io non sono qui per questo…» arrancò farfugliando, e subito si ammonì, era rimasta preda della sua stessa trappola. Mannaggia a quella parola che non riusciva a dire!

«Allora vieni, vuoi sederti a tavola con noi?» le propose il marito, supponendo che avesse fame di sostanza, e non di semplici biscotti.

«Sì… no!» urlò con quanto fiato aveva in gola, tant’è che la giovane coppia restò sbalordita, un attimo senza parole.

«Che ti succede, piccola?» chiese a quel punto l’uomo, e Gioia scoppiò in lacrime.

«La nonna…» singhiozzò. «La nonna sta male e non riesco a svegliarla.»

Senza por tempo in mezzo, i due si infilarono il cappotto e, presa la bimba in braccio, la quale non riusciva a smettere di singhiozzare, montarono in auto e partirono alla volta della casetta nel bosco.

Non arrivarono in tempo, disgraziatamente la nonnina aveva atteso troppo per essere rianimata e non aveva superato la crisi. Un infarto, dissero i medici, e Gioia si sentiva tremendamente in colpa. Se solo fosse stata più veloce, se solo non si fosse persa in quei maledetti sì…




Ma i medici la rassicurarono, era stata puramente una questione di minuti, quindi probabilmente era andata via mentre la bimba era ancora intenta a correre verso la casa dei suoi benefattori.

Una cosa però le andò meravigliosamente, forse un regalo della sua nonnina, perché quella giovane coppia la adottò e diventò la sua nuova famiglia, amandola molto più che se fosse stata realmente la propria figlia.

Gioia comunque imparò a dire no, ad essere più determinata e coscienziosa. Un altro regalo della sua adorata nonnina…

la bambina

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